giovedì 30 aprile 2015

La storia dell'esposizione universale in 10 tappe

1. La prima manifestazione dedicata all'esposizione universale, si tiene a Londra nel 1851. Si chiama Great Exhibition of the Works of Industry of All Nations, organizzata con lo scopo di dare visibilità ai grandi lavori dell'industria. L'Italia non è ancora una Nazione, partecipano però il Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Più di 6 milioni di visitatori.
2. Nel 1867 a Parigi l' Expositions universelle d'art et d'industrie raggiunge 15 milioni di visitatori, un record senza precedenti. Compaiono per la prima volta sulla Senna i bateaux mouches per i turisti.

3. Nel 1876 per la prima volta l'esposizione sbarca negli Stati Uniti a .Philadelphia. Sono 11 milioni i visitatori e viene per la prima volta presentato al grande pubblico il ketchup.

 4. 1878, l'Expo torna a Parigi, la manifestazione viene vista da 13 milioni di persone, le opere più ammirate son quelle del fonografo di Edison e anche la testa della Statua della Libertà, che ora svetta a New York.

 5. Nel 1880 è la volta dell'Australia. L'Expo è organizzato a Melbourne, arrivano un milione e 330.297visitatori.

6. Il 1889 segna l'anno dell'Expo più famoso di tutti i tempi, nuovamente Parigi come protagonista, si celebrano i 100 anni dalla rivoluzione francesce e accorrono 32 milioni di visitatori. Svetta la torre di ferro più famosa del mondo, la torre Eiffel. L'edificio sarebbe dovuto essere smontato dopo l'esposizione, sappiamo tutti come è andata invece.






7. Chicago, 1893 l'Expo torna in USA e vengono presentati gli oggetti che cambieranno la vita quotidiana di tutti: la  lavapiatti, il primo tapis roulant e anche il rullino per la macchina fotografica inventato dalla Kodak.




8. A Bruxelles nel 1958 si tratta del primo Expo di svolta fra le antiche fiere piene di fiducia verso il progresso e quelle moderne, più attente anche alla sostenibilità. La Comunità economica europea e è stata costituita da poco e lo Sputnik è andato in orbita. Proprio lo Sputnik è una delle attrazioni dell'Expo visitata da oltre 41 milioni di persone. Simbolo dell'esposizione - e tutt'ora di Bruxelles - è l'Atomium, una costruzione in acciaio che rappresenta i nove atomi di un cristallo di ferro.


9.  Osaka, 1970. La prima esposizione che si svolge in Asia. Si presenta al grande pubblico il modello di un reattore nucleare e una prima versione del telefono cellulare. I visitatori sono 64 milioni.
10.  Nel 2010 Expo è sbarcata in Cina a Shanghai,  è stata l'edizione dei record, i cinesi non si sono smentiti. I visitatori sono stati più di 73 milioni.


Facciamo un in bocca al lupo a Milano per questo 2015. Dopo tutti gli scandali ci auguriamo di fare comunque una bella figura. 


mercoledì 29 aprile 2015

Come donare per l'emergenza in Nepal: la lista delle associazioni più affidabili


In questi giorni la catastrofe del Nepal ha riportato alla luce il dramma del terremoto, ogni immagine, ogni video ci ricorda quanto l'uomo è impotente di fronte la potenza della natura.
Per ora sono state accertate più di 3000 vittime, il numero non è definitivo ed è destinato a salire.
Ci sarà tanto da fare, ecco la lista delle associazioni che si stanno occupando della raccolta fondi accreditate presso BBB WGA che si occupa di controllare gli standard di credibilità delle ONG (20 BBB Charity Standards) spero possa essere d'aiuto a chi vuole fare qualcosa attraverso reti serie di volontariato. La lista è americana di fondazioni nazionali e non.

giovedì 16 aprile 2015

India: non è solo questione di PIL

Ritorno dopo una settimana in una terra lontana, affascinante e piena di contrasti.
Ho macinato chilometri in campagne remote tra Mumbai e Solapur. Odori, sapori, cultura e colori; tanto colpisce dell'India dentro e fuori i clichés.
In questo turbinio di differenti scenari leggo la notizia in prima pagina che riportano tutti i giornali locali: la banca centrale indiana (Reserve Bank of India) ha annunciato che l'aspettativa di crescita del PIL per quest'anno è del 7.8%, rettificando le precedenti proiezioni del governo che prevedevano un 8.1% .
Tralasciando le spiegazioni sul motivo di questa flessione a cui l'articolo del TIMES of INDIA dava largamente spazio, mi son concentrata sui numeri.
Queste cifre nel vecchio continente sono un miraggio, un sogno. Da anni combattiamo con dei timidi 0.1% o addirittura delle cifre in negativo per la crescita dei PIL dell'Eurozona.
Che l'India sia protagonista di una crescita spropositata non è una novità, ma la mia riflessione riguarda dove sta andando tutta questa ricchezza?
Se da un lato all'ingresso dell'autostrada di Mumbai ci sono macchine lussiosissime, i  grattaceli spiccano e gli uomini d'affari hanno uno stile impeccabile dall'altro ci sono bambini che camminano scalzi sulle stesse strade con nulla addosso. E' l'ennesimo costante paradosso a cui queste emerging countries ci hanno abituato e dall'India non ho ricevuto una smentita.
C'è tanta, tantissima ricchezza concentrata nelle mani di pochi.
Sicuramente si sta diffondendo la scolarizzazione, ci sono bambini in divisa da scolaretti ovunque e tanto si sta facendo anche per le zone rurali dove ho visto lavori in corso in quasi tutte le strade, ma resta troppa la distanza tra chi ha solo oro addosso e chi invece cammina scalzo.
Nelle campagne di quella parte di India si vive ancora in capanne o baracche, ma almeno ci sono i prati e le coltivazioni di mango. A Mumbai invece le stesse capanne sono di latta, i prati sono di cemento e la povertà è più tangibile perché drammaticamente accostata alla ricchezza.
L'aeroporto è un gioiello super moderno, ma alzati in volo, ad un centimetro dal muro che separa la pista dalla città, ho visto estendersi una baraccopoli gigantesca, degna di una delle scene di The Millionaire.
Ho parlato con Presidi e Professori, con studenti e dottorandi, loro sono l'India che cresce, che si arricchisce, che adotta stili di vita occidentali e che guarda al futuro con splendido ottimismo. Ma son anche gli stessi che non hanno mai messo piede in una baraccopoli, che riconoscono di essere cittadini di serie A e che si impegnano con i rappresentanti locali affinché almeno sulla sanità il trattamento tra i ricchissimi e i poverissimi sia simile.
Non esiste un sistema sanitario nazionale, nessuno ha accesso alle cure gratuitamente se non per emergenza o bontà del medico. 
In questo scenario i numeri di un prodotto interno lordo che cresce all'impazzata non possono non cozzare con i numeri dei senza tetto che ho visto.
La mia impressione è che questo vent'ennio di enorme crescita abbia alimentato tanti settori dell'industria e della finanza ma abbia contribuito troppo poco alla crescita dello stile di vita di tutti.
Ho chiesto ai privilegiati dove finiscono i soldi solitamente e mi hanno parlato di tanta corruzione e pochissimi investimenti sul sociale, cosa che non mi stupisce visto anche noi italiani siamo specializzati nel nascondino del soldo pubblico. 
Però qui non si cammina scalzi tra le macerie di una discarica per cercare una Rupia da portare a casa, lì sì. 
Le prime pagine dei giornali però mostrano un India concentrata sul buisiness, sull' imprenditoria, sui numeri. Ci sono tantissimi articoli dedicati ai consigli per fare un ottimo investimento, a come diventare ricchi in pochi semplici passi e come dedicarsi a settori in crescita.
La sensazione è che una parte del Paese va dritta verso una direzione ben precisa trascinandosi dietro pochi eletti.
Detto questo i loro sorrisi e la loro splendida accoglienza non son misurabili in proiezioni economiche. La splendida cultura dell'ospitalità e del rispetto per chi viene da lontano a lavorare con loro è infitamente gratificante.

Invito tutti a visitare questo Paese pieno di meraviglie e a riflettere su quanto la nostra attuale crisi non è paragonabile a quello che si vive ogni giorno laggiù. I nostri numeri di crescita timidamente sopra lo 0 non sono minimamente tragici se letti alla luce di quello che noi abbiamo raggiunto e loro ancora no. Perché l'economia è fatta di numeri ma la vita della gente no.
Quindi armiamoci di sorrisi e buona volontà, siamo nati nella parte fortunata del mondo. 

Mumbai






martedì 31 marzo 2015

SIAE & Sanremo: le strane coincidenze

Febbraio 2015, a causa degli scandali sulla presunta evasione da 2 milioni di Euro di Gino Paoli verso il fisco italiano, il cantautore si dimette da Presidente della SIAE. (Vedi anche: Gino Paoli)
Il 18 marzo, il Consiglio di Sorveglianza della SIAE nomina Filippo Sugar nuovo Presidente.
Il neo nominato è giovane ed in carriera e si occupa di musica dalla nascita essendo il figlio di Caterina Caselli nonché Presidente della casa discografica di famiglia: la Sugar.
Fin qui nulla di strano, il rampollo della famiglia Caselli-Sugar è un candidato ideale.
La strana coincidenza riguarda però la tempistica. Solo un mese prima, nel corso dell'ultima edizione del Festival di Sanremo, in entrambi i podi hanno trionfato due "figli" della Sugar.
Malika Ayane si è aggiudicata il terzo posto nella categoria Big e Giovanni Caccamo ha vinto nella categoria giovani.
E' noto che la vittoria del Festival comporta "solo" la gloria, tanta visibilità, tante ospitate e tante vendite dei dischi. I dischi in questione sono di propietà della Sugar e quindi saranno loro, in base ad accordi con gli artisti, ad incassare gran parte di questi proventi.
Inoltre essendo il Signor Filippo Sugar anche il Presidente della SIAE incasserà un gettone di presenza per i Consigli che è tenuto a presiedere ed altre remunerazioni che secondo l'articolo 8 dello Statuto non possono eccedere lo 0,6% del valore della produzione della Società. (vedi statuto: SIAE).
La produzione di cui sopra è composta però dai proventi incassati per i diritti degli autori/editori etc. di cui la SIAE trattiene una parte di guadagni per assolvere le sue funzioni. Non ci vuole molto a capire quindi che più si è nel business della musica e più è conveniente essere anche nella gestione dell'ente che la regola, così si guadagna da entrambi i lati (produzione e gestione).
Non che ci sia nulla di illegale  ma la coincidenza è strana, che si sapesse già che il Signor Sugar sarebbe stato eletto e quindi i suoi artisti son stati trattati con particolare riguardo durante l'ultima edizione del Festival?
Non ci è dato saperlo e soprattutto provarlo, fatto sta che nessuno ha pensato di far notare la coicidenza che secondo me merita una riflessione.









martedì 24 marzo 2015

Le 10 domande che non avete mai osato fare ad un cinese

In occasione di una cena informale tra le mura domestiche, mi è capitato di sedere in tavola con due ragazzi cinesi, di Pechino precisamente, giovani e molto simpatici*.
Ho approfittato per far due chiacchiere più approfondite con loro, mi incuriosisce molto l'idea dei giovani cinesi riguardo l'occidente e la stessa Cina.

1. Cosa pensate della situazione di Hong Kong?
R. Per noi la situazione di Hong Kong è stata travisata dai media occidentali, sicuramente le proteste ci sono state e gli scontri son stati forti. Il governo cinese sta cercando di controllare di più la città ma le proteste non nascono dal basso come vogliono farvi credere, siamo sicuri ci siano forze occidentali o di opposizione al governo centrale che usano gli studenti e li fomentano.
In aggiunta, Hong Kong negli ultimi anni ha perso potere rispetto a Shanghai o Pechino, non è più la città più ricca della Cina e questo cambiamento dello status quo ha destabilizzato i cittadini dell'isola.


2. Cosa pensate dello sviluppo economico della vostra nazione?
R. Siamo cresciuti tanto, lo sviluppo cinese degli ultimi anni non ha precedenti. Ma la verità è che son cresciute le città che son diventate metropoli commerciali ma non le campagne. Nelle nostre campagne ci sono ancora analfabeti che non leggono, non possono informarsi e non hanno una formazione. Tanto è stato fatto ma molto deve essere ancora fatto per portare lo sviluppo fuori dalle arterie del paese.



3. Cosa vuol dire per voi democrazia?
R. La democrazia è sicuramente un valore importante che ha reso grande l'Occidente ma ciò che è valso per voi può non valere per noi. Noi abbiamo il nostro modello, se il nostro paese ha bisogno di crescere ad altri ritmi è giusto così.

 4. Credete che la Cina sia un paese libero?
R. Abbiamo un concetto di libertà diverso dal vostro. Siamo nati in un altro contesto. Per noi essere qui in Italia a studiare vuol dire libertà ad esempio, cosa che non era possibile in passato. Ci sono molti limiti nel nostro paese ma viaggiare ci permette di vederli in un' altra prospettiva. La libertà che voi credete di esportare e vorreste vedere da noi non può funzionare. Crediamo ci sia molta presunzione da parte del "West" di cosa è giusto o sbagliato.



5. Cosa invidiate all'occidente?
R. Il vostro modo di divertirvi, la vostra libertà intesa come svago. Qui vi godete la vita parecchio noi lavoriamo tanto, troppo.
6. Cosa non invidiate?
Silenzio. Poi dopo qualche secondo mi rispondono.
R. Non invidiamo il vostro sistema economico che sembra aver fatto tilt.


7. Che ruolo avranno le giovani generazioni nel cambiamento del vostro paese?
R. Noi giovani siamo aperti, cerchiamo di informarci e riconosciamo alcuni limiti del nostro paese. La gente da noi deve pagarsi la sanità e chi è povero non si può permettere nulla. Lotteremo per cambiare questo sistema. La politica dovrà adattarsi.


8. Cosa non potete fare a casa vostra che invece fate qui?
Risata.
R. Non possiamo perdere tempo e guardarci intorno, i ritmi son ferratissimi. Qui invece..!




9. Credete nell'efficacia della limitazione di internet in Cina?
R. Questa è un'assurdità, chiunque in Cina può accedere ai siti proibiti se ha un minimo di conoscenze. Esistono mille modi per accedere a Facebook/Twitter e guardare la BBC. Chi vuole riesce a farlo, quindi è abbastanza inutile. Serve a limitare chi ha già mezzi limitati, tutti gli altri accedono a qualsiasi cosa.
10. Prime impressioni sull'Italia?  
R. Bellissima




*I ragazzi di cui riporto le risposte sono due ventitrenenni studenti di ingegneria al Politecnico di Milano. Le risposte sono state date mentre mi offrivano ottimi piatti cinesi in un'atmosfera del tutto distesa. Li ringrazio per la cena e per la disponibilità ad uno scambio così interessante su temi molto delicati.